Urbanisti, fotografi, architetti, musicisti e scrittori in un viaggio lungo i confini dimenticati delle città italiane: sei taccuini di viaggio e immagini d'artista sulle periferie di Milano, Napoli, Bologna, Roma, Torino e Bari. Introduzione di Stefania Scateni - Milano. Sai dov'è? di Gianni Biondillo, Opere di Annalisa Sonzogni - Napoli. Periferia Totale di Giuseppe Montesano, Opere del Gruppo Underworld - Bologna. In Tarca di Emidio Clementi, Opere di Andrea Chiesi - Roma. Sulle barricate di Tor Tiscale di Beppe Sebaste, Opere di Laura Palmieri - Torino. La nuova periferia è in centro di Silvio Bernelli, Opere di Botto & Bruno - Bari. Dieci anni di Nicola Lagioia, Opere di Alessandro Piva - 'La periferia sta nel confine tra dinamismo e calma, tra energia e attesa,' dicono Botto & Bruno in Torino - La nuova periferia è in centro. Nel mezzo, il sorriso di chi non ha paura di camminare sui prati spelacchiati, e pensare e agire per preservarne ogni filo d'erba. L'introduzione della curatrice Stefania Scateni, responsabile delle pagine culturali dell'Unità 'È il margine che fa la pagina - Jean-Luc Godard. Poco meno di un anno fa, nell'ottobre 2005, le periferie di Parigi iniziavano a bruciare: le banlieues si ribellavano alla loro stessa invisibilità. E i bagliori delle auto incendiate illuminavano una realtà di disagio, paura e insicurezza, mentre il fuoco portava i riflessi dell'emarginazione e si alimentava della rabbia per le aspettative deluse, per le promesse eluse. In Italia, alla luce di quei falò, i nostri politici arrossivano e frettolosamente cercavano di 'tenersi al passo con i tempi'. "Abbiamo le peggiori periferie d'Europa.Non crediamo di essere così diversi da Parigi, è solo questione di tempo. Se non facciamo interventi seri, sul piano sociale e con l'edilizia, avremo tante Parigi. Ci sono condizioni di vita pessime e infelicità anche dove sono tutti italiani". Queste le parole. Per quanto riguarda i fatti, non mi risulta che ci sia stato un politico che si sia 'avventurato' in una delle periferie delle nostre città. Come succede spesso in Italia, le opinioni prendevano il sopravvento sui 'fatti', si commentavano realtà prima ancora di descriverle, raccontarle. Non c'era proprio nessuno che si prendeva la briga di 'andare a vedere'. È a questo punto che entrano in scena gli scrittori e gli artisti che abitano questo libro. Dapprima per il quotidiano dove lavoro, "l'Unità", poi per i 'taccuini' di viaggio raccolti in queste Periferie, hanno visitato, calpestato e osservato sei periferie di altrettante città italiane. Gli autori di questo libro sono stati scelti per il loro lavoro di descrizione e svelamento di luoghi periferici, marginali o in via di estinzione. Sono stati gli artisti, il loro sguardo pulito su 'quella immondizia' e 'quell'orrore' urbano, a guidare lo sguardo degli scrittori; artisti e scrittori che hanno fatto dell'abbandono e dell'emarginazione delle nostre banlieues materia per la loro creatività: le periferie come muse, luoghi dei quali scrutare il subconscio, annusare e intravedere l'anima, un'anima che, nonostante la durezza del cemento e l'asperità delle rovine postindustriali (durezza e asperità del vivere, dell'abitare), si mostra timidamente nei volti degli abitanti, nell'attaccamento degli anziani a un brandello di verde, nel riflesso grigio e rosa del tramonto in una pozzanghera, nelle strutture scarnificate di edifici abbandonati. La periferia come metafora: periferia della mente, scarti della cultura. Ma anche periferia come crogiuolo infernale, dal quale nascono nuove domande e si elaborano nuove risposte. Le culture nate nei centri sociali, ad esempio, o le opere dell'artista americano Robert Smithson. Insieme a scrittori a loro affini, anch'essi con una 'predilezione per i margini', i nostri artisti hanno camminato nelle suburbie, dentro i loro vuoti, in territori privi di rappresentazione, in spazi e tempi in continua trasformazione. Camminare. Come, prima di loro, hanno fatto poeti, filosofi, artisti capaci di vedere quello che non c'è. A piedi, ovvero in una condizione "a metà tra il cacciatore paleolitico e l'archeologo di futuri in abbandono". Cito da uno scritto dell'architetto Francesco Careri, del gruppo Stalker/Osservatorio Nomade, che idealmente accompagna (a piedi) i testi e le opere di questo libro. Così come camminano insieme a lui - alle spalle e insieme agli autori di questo libro - Walter Benjamin e Italo Calvino, Guy Debord e Richard Long, Luigi Ghirri e Gianni Celati, e il gruppo dei Narratori delle pianure. Augurando a voi lettori di camminare insieme a loro e insieme a noi. Ma là dove c'è pericolo, cresce anche ciò che salva [Hölderlin]'. |