Dell'intero piano di riuso dell'ex distilleria, quella dell'orto botanico (che oppone uno spazio di «natura» alla memoria industriale) è l'idea più suggestiva. L'area era diventata una discarica abusiva, ma i vecchi barlettani continuavano a chiamarla «il boschetto», a causa di certi eucalipti piantati negli anni trenta in quel suolo annesso all'ottocentesca distilleria, vincolata dal 1990. Dunque, c'è un'ispirazione dei luoghi che muove il progetto del gruppo guidato dall'architetto napoletano Carlo Gasparrini (con la consulenza del direttore dell'Orto botanico di Bari, Francesco Macchia). Vi confluiscono modelli disparati: dal giardino segreto orientale all'orto scientifico degli illuministi. Ma, nonostante l'affastellarsi d'intenzioni, l'architettura è nitida e coerente con una pianta quadrata (100 m di lato) e un reticolo tessuto sulle misure tradizionali degli uliveti. Un alto recinto chiude il lotto, ora come semplice parete, ora come muro abitato che è un rimando alle «lamie», delle locali costruzioni locali. L'orto botanico è parte di un più complesso piano di recupero che ha coinvolto l'area industriale della distilleria che ha portato anche alla realizzazione del Laboratorio Urbano GOS (Giovani Open Space). La porzione dedicata al GOS, gli antichi "Magazzini", recuperata dalla condizione di degrado, è oggi uno spazio creativo in una posizione strategica nel cuore della città: oltre mille metri quadrati disponibili in forma di auditorium, laboratori, aule didattiche e spazi formativi, sala prove e sala d'incisione, uffici, area ristoro open space e area eventi, completi di impianti, dotazioni tecnologiche e informatiche di ogni tipo, coperto interamente da Wi-Fi free per tutti i tesserati.
(pubblicato il 2 febbraio 2012) |