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Si parla della Città da Rottamare - Torino. Spazio eventi Dal cucchiaio alla Città - Archiworld.tv
2 luglio 2007 | Torino
L'Assessorato alla Casa del Comune di Torino ha organizzato il 2 luglio scorso, come evento collaterale al Congresso Mondiale degli Architetti, la presentazione del volume AUDIS Città da Rottamare. Dal dismesso al dismettibile della città del dopoguerra, Cicero, Venezia 2007.
Al dibattito erano presenti, oltre all'Assessore Roberto Tricarico, le curatrici, Marina Dragotto e Giusi India, Giovanni Caudo (Università Roma3), Pierre Mansat (Vicesindaco di Parigi), Giovanni Magnano (Comune di Torino), Ilda Curti (Assessore alle Politiche per l'integrazione del Comune di Torino), Giuseppina Franzo (Regione Piemonte).
L'introduzione al dibattito delle relatrici ha riassunto i contenuti del volume e evidenziato i tratti salienti del dibattito generato dalla sua uscita (vedi AUDISnotizie 1.08) e ha posto ai presenti alcune domande:
- dopo la delocalizzazione di molte funzioni urbane (produzione, servizi, commercio, logistica, ecc) compiuta in questi anni, le città possono ancora davvero considerarsi il motore dello sviluppo?
- dopo decenni di perdita di residenti di tutti i capoluoghi delle aree metropolitane italiane a favore dei comuni di prima e seconda cintura, come si declina il rapporto tra centro e periferia?
- quale rapporto culturale tra conservazione e demolizione è giusto promuovere oggi in Italia in quelle parti di città residenziale costruite tra 1946 e gli anni '70, densamente abitate, ma prive dei requisiti di qualità strutturale e tecnologica?
- quali strumenti di intervento possono essere adottati per conciliare la parcellizzazione della proprietà, i redditi contenuti dei proprietari, la scarsità di fondi pubblici, il senso di appartenenza al luogo e alla comunità e la necessità di riqualificare il patrimonio edilizio?
- la città che stiamo costruendo oggi è migliore di quella costruita nel dopoguerra in termini di sostenibilità economica (manutenzione/gestione), ambientale, energetica e sociale?
Gli interventi che si sono succeduti hanno cercato di rispondere a queste domande sottolineando che:
- è necessario spostare l'attenzione dalla valorizzazione delle aree alla loro rigenerazione; spesso in questi ultimi anni le operazioni urbane hanno perseguito con maggiore efficienza gli obiettivi di valorizzazione economica degli immobili e delle aree piuttosto che la loro rigenerazione a beneficio di tutta la città;
- il valore economico della città è completamente cambiato negli ultimi dieci anni concentrando sugli immobili parte della creazione di valore un tempo espressa dal lavoro e dai servizi;
- la rottamazione della città non è un fatto tecnico, ma culturale che non necessariamente conduce alla demolizione dell'esistente;
- la periferia non è più un fatto geografico, forse non lo è mai stato, ma una questione di intensità di funzioni urbane;
- il tema del risparmio energetico, considerato un tema elitario fino a pochissimi anni fa, è diventato centrale nell'economia reale delle nostre società; ciò rende non più rinviabile il tema della riqualificazione di una grandissima parte del patrimonio residenziale esistente (il 50% del quale costruito tra il 1946 e il 1971);
- negli ultimi anni la Francia, uno dei paesi europei che più ha praticato la demolizione e ricostruzione dei suoi quartieri degli anni '60 e '70, sta ripensando le sue strategie di intervento. La demolizione non è più praticabile per la crisi crescente degli alloggi (oggi c'è una domanda non soddisfatta di 2 milioni di abitazioni) e si è registrato un parziale fallimento delle operazioni di rimescolamento delle comunità, oggi giudicato troppo dirigista e disattento agli equilibri faticosamente conquistati dagli abitanti dei quartieri più degradati. Le politiche di intervento si stanno perciò orientando maggiormente al recupero e riqualificazione dell'esistente evitando la demolizione;
- bisogna accompagnare le politiche di ristrutturazione dell'edilizia con efficaci politiche sulla mobilità perché spesso la facilità di relazione con il resto del territorio è importante tanto quanto la qualità dell'abitazione;
- bisogna avere coscienza del fatto che ogni operazione di riqualificazione si accompagna ad un rischio di gentrificazione;
- la grande sfida della città è coniugare spazio pubblico e proprietà privata, compito particolarmente difficile in un paese come l'Italia dove la frammentazione della proprietà privata residenziale è al tempo stesso un problema di governo e una garanzia di mixitè;
- pesa sulle città non potersi riferire ad una politica urbana nazionale; da molto tempo lo Stato centrale ha relegato il tema delle città all'interno di un dipartimento del Ministero dedicando mezzi insufficienti;
- serve la messa a fuoco di un pensiero complesso sulla città e sulle azioni di rottamazione/rigenerazione che non costringa a scegliere tra soluzioni contrapposte: servono soluzioni miste e flessibili;
- le città vanno pensate come ecosistemi che, come tali, sono attaccabili da virus, ma dotati di anticorpi: per agire in modo efficace bisogna sia riqualificare le infrastrutture urbane (l'hardware dell'ecosistema urbano) che rigenerare i tessuti vivi della città (il software);
- il bello e il brutto non sono categorie utili ad interpretare la realtà urbana e la percezione che i suoi abitanti ne hanno. Una recente ricerca condotta tra gli abitanti di Torino ha fatto emergere un dato interessante: per la maggior parte degli intervistati la città è tutta molto degradata tranne il proprio luogo di residenza. Ciò deve far riflettere sulla necessità di tenere in grande considerazione la percezione dei residenti per definire lo stato di degrado reale dei luoghi;
- i Contratti di Quartiere realizzati in questi anni e alcuni progetti Urban, costituiscono certamente una buona esperienza pratica di come si possa positivamente intervenire per rigenerare la città esistente; il lancio della terza stagione dei contratti costituisce certamente un'importante occasione per approfondire e migliorare quanto fin qui appreso.
I relatori torinesi e il pubblico presenti hanno sottolineato come gli interventi conclusi nel 2006 per ospitare i giochi olimpici e oggi abitati da tutte le classi sociali, stanno reggendo alla prova dei fatti sia per il tessuto sociale che si è creato che per lo stato di conservazione ed evoluzione dei luoghi.
Pierre Mansat ha chiuso l'incontro ricordando che "La città storica merita il nostro rispetto, ma quella moderna non ha meno diritti".
(Marina Dragotto)
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